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Una collaborazione tra studiosi del metamodernismo
Mentre questo inizio secolo diventa via via più inoltrato, molte sono le idee in fase di sviluppo per promuovere cambiamenti positivi nel futuro. Esse devono mirare ad affrontare la complessità del nostro mondo senza farsi sconfiggere dalle sfide che la caratterizzano. Vi sono problematiche da affrontare in ogni epoca: ce lo insegnano pensatori del calibro di Habermas e Morin, recentemente scomparsi, dall’alto della loro “tenera” età raggiunta, di rispettivamente 96 e 104 anni.
Cercando di diffondere, discutere con fine pedagogico, e armonizzare fra loro tali movimenti, il progetto Meta Me va incontro ad una di queste sfide. Da un lato, correnti quali il solarpunk e l’accelerazionismo – citate negli scorsi articoli – incominciano a prender piede all’interno di alcuni ambienti italiani. Posso citare Miranda APS e il Circolo Accel Torinese/CLOBTE, dei quali faccio parte, per quanto riguarda Torino. Altri filoni di pensiero, diversamente, stentano ad affermarsi nel nostro Paese; fra questi, proprio il metamodernismo, tema centrale affrontato su questo sito. Il che è un vero problema, visto che si tratta “soltanto” della struttura di significato associata all’inizio del terzo millennio, capace di rispondere alle questioni lasciate aperte dalla filosofia precedente.
Ciononostante, qualche sparuto conoscitore lo trova, oltre al sottoscritto e alle persone facenti parte della sua cerchia, che ormai non ne possono più di sentirlo nominare. Fu ad un evento di Miranda APS incentrato sulle pratiche solarpunk, durante il quale avevo esposto alcune mie poesie, che ne incontrai uno. Egli mi aveva già contattato su Instagram dopo avermi seguito, dimostrandosi interessato ai temi da me trattati, ed era venuto fin dal Veneto per partecipare. Quella sera del 13 febbraio mi parlò di un certo Mattia Cattelan, suo conoscente di Padova. Costui pareva avesse scritto nel 2025 una tesi magistrale proprio sulle opere metamoderne, che aveva intenzioni di inviarmi presto.
Pochi mesi dopo mi arrivò una mail in cui Mattia si presentava e chiedeva di collaborare, dichiarando di apprezzare il mio lavoro. In allegato, un lungo testo con il logo della sua università. Vi lascio immaginare il mio stupore.
L’incontro di Mattia Cattelan con la filosofia metamoderna
Mattia Cattelan è uno studente di Scienze Filosofiche da poco laureato all’Università di Padova. Il suo incontro con il metamodernismo è avvenuto per caso, come spesso accade con le idee che finiscono per cambiare le modalità con le quali si guarda il mondo. Come è stato anche per me, del resto.
La “rivelazione” di Mattia, però, non ha avuto luogo tramite lunghe ricerche compulsive. Né stava cercando disperatamente di confutare il nichilismo delle teorie postmoderniste, propugnate dalle proprie figure di riferimento. Bensì, si è imbattuto in un video su YouTube. Il contenuto in questione, del canale The Living Philosophy, mostrava come secondo alcuni autori il postmodernismo non fosse più attuale, lasciando spazio a qualcosa di nuovo. Da quel momento non ha più smesso di cercare.
Egli era già reduce dalla scrittura di una tesi triennale incentrata sulla critica di Habermas al postmodernismo. Ricerche che lo avevano convinto su di un punto in particolare: tale movimento non è semplicemente una moda intellettuale del Novecento. Invece, costituisce una risposta, sebbene parziale, contraddittoria, a tratti paralizzante, ai problemi filosofici reali ancora ampiamente dibattuti. Il relativismo e la sfiducia nelle metanarrazioni, assieme all’ironia come unico scudo contro il dogmatismo, hanno avuto un senso storico preciso. Ma sembrano sempre meno capaci di orientarci in un mondo che chiede “risposte”, non solo domande.
A tal fine, ha dedicato la sua tesi magistrale ad un’impresa che riteneva necessaria: ricostruire lo stato dell’arte del metamodernismo. Il tutto con la speranza, che definisce – in maniera molto metamoderna – “ingenuamente consapevole” di contribuire alla diffusione di queste idee in Italia. Ed io ne so qualcosa!
Il risultato è un elaborato di ben 300 pagine dal titolo “Oltre il postmodernismo e la sua crisi: una genealogia filosofica del metamodernismo”.
Struttura della tesi
La tesi inizia con una domanda apparentemente semplice ma filosoficamente insidiosa: cosa sono stati modernismo e postmodernismo? Il primo capitolo mostra che non esiste una risposta univoca: Lyotard, Habermas e Jameson offrono tre letture radicalmente diverse dello stesso fenomeno. Ambiguità che, lungi da rappresentare un difetto della teoria, ne indica una proprietà strutturale, che appare necessario cercare di superare nonostante le difficoltà. Tale tensione è il punto di partenza di tutto il lavoro.
Il secondo capitolo ricostruisce la nascita del dibattito metamoderno, tracciandone la storia dalle prime occorrenze del termine fino all’emergere delle due scuole principali. I capitoli successivi le approfondiscono separatamente. In primis, la Scuola Olandese, che vede nel metamodernismo la nuova struttura del sentire oscillante tra modernismo e postmodernismo, particolarmente attenta alle sue manifestazioni culturali. Seguita dalla Scuola Nordica, la quale espande il metamodernismo in una vera e propria teoria dello sviluppo umano e in un programma di politica trasformativa.
Protagonista del sesto capitolo è il filosofo statunitense Jason Ānanda Josephson-Storm e il suo libro Metamodernism: The Future of Theory. Trattasi probabilmente del contributo accademico più rigoroso al metamodernismo oggi disponibile. All’interno di questa sezione ne vengono analizzati i concetti chiave: il metarealismo, l’ontologia sociale processuale, l’ilosemiotica, lo zetetismo e l’etica della felicità rivoluzionaria.
Il settimo capitolo e la conclusione tentano di compiere quanto sembrava impossibile all’inizio: proporre una definizione (proto)sintetica del metamodernismo che non lo tradisca. Il concetto di sviluppismo, difatti, diventa il filo rosso che attraversa tutte le varianti del movimento.
Lo scopo di questo lavoro non vuole essere solo accademico. Viviamo in un momento in cui le parole “crisi”, “transizione” e “cambiamento” vengono utilizzate talmente spesso da rischiare di perdere significato. Il metamodernismo è un tentativo più articolato di prendere sul serio queste parole e fornire una visione del mondo alternativa. Costruire, quindi, gli strumenti concettuali per abitare la complessità del presente senza fuggire né nell’ingenuità modernista né nel cinismo postmodernista. Sia l’autore che il sottoscritto sperano che la tesi possa essere utile a chiunque, nel nostro Paese, stia cercando un punto di partenza per orientarsi in questo dibattito. Ecco il bottone per scaricarla:


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